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Immagine del redattoreGabriele Deodati

SEMINTERRATI E TAVERNE: QUANDO È CONCESSA L’ABITABILITÀ?

Quello di taverna è un termine usato e abusato nel settore immobiliare, per indicare un locale che può essere destinato a vari scopi (cucina, hobby, gioco, lavanderia, spazio conviviale per stare con gli amici), ma che in realtà il più delle volte non ha le caratteristiche necessarie per essere realmente abitabile a norma di legge.

In base alla loro regolarità sotto il profilo edilizio e urbanistico, possiamo suddividere le taverne in due grandi categorie: regolari e abusive.

Taverne regolari sotto il profilo urbanistico

Il termine “taverna”, che comunque non è contemplato nel Regolamento Edilizio Tipo Nazionale, è un locale a piano terra o nel seminterrato che per essere abitabile deve avere i requisiti minimi di abitabilità previsti dalla disciplina urbanistico edilizia; in particolare, dei requisiti normalmente previsti per i tipici locali destinati alla permanenza umana.

I criteri generali per stabilire i requisiti minimi di abitabilità sono scritti nel Decreto Ministero Sanità del 5 luglio 1975 in materia di requisiti igienico-sanitari abitativi che decreta: “L’altezza minima interna utile dei locali adibiti ad abitazione è fissata in m. 2,70, riducibili a m. 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli”.

L’indicazione di 2,7 metri minimi fa sì che difficilmente si troverà indicato nei progetti edilizi che il locale taverna ha quest’altezza, perché sarebbe uno “spreco” di spazio sottratto ad altre stanze.

Ed è questa la ragione per cui molti passano alle taverne abusive.

Taverne abusive: le caratteristiche

Per bypassare i regolamenti e andare oltre i limiti imposti dal D.M. 5 luglio 1975, molti costruiscono locali autorizzati come “accessori” in base alla normativa nazionale, regionale e regolamentazione locale.

Vuol dire che questi spazi risultano formalizzati come accessori, ovvero non destinati alla permanenza umana oppure a una permanenza saltuaria, come cantine, garage e lavanderie.

Nella realtà dei fatti, questi spazi vengono adibiti a stanze vere e proprie, anche se non rispettano ii requisiti minimi previsti normalmente per i locali abitabili, configurando il cambio di destinazione d’uso in modo abusivo.

Fonte immobiliare.it



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